Paolo Pappatà scrittore suo malgrado e webwriter per necessità, è nato a Roma nel 1970. Da anni sfoga la sua grafomania in alcuni siti con il nickname Baol70(Lankelot.eu, Ciao.it fra gli altri). Nel settembre 2009 è uscita la sua prima raccolta di racconti, "Sconclusioni". Per ora, oltre a scrivere, legge.

GeograficaMENTE: Venezia

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Immagine 1156Chissà dove sei…e qui, in questo posto, questa non è una domanda, ma già una risposta. Venezia destabilizza  e muta le percezioni, anche nell’amare, in laguna.
Amore a Venezia é uno spritz a campo San Giacomo dell’Orio, lì fuori, sui tavolini con tovaglie colorate anche d’inverno mentre arrivano sferzanti briciole di simil bora a ricordarti che il freddo esiste anche qui, nonostante il mare, la magia, nonostante tutto.
Amore a Venezia é rendersi conto che tutto è possibile, perchè cammini sui viali lastricati, senti l’acqua che gorgoglia e monta dai canali e senza sapere come ti ritrovi a salire una scalinata che si dice Rialto ma si legge dammi un bacio amore, qui proprio qui… e lasciamo stare il ponte dei Sospiri, vicino le Carceri, poco avanti San Marco, troppo banale, a Venezia tutto é evasione, niente ti può imprigionare.
Qui a Venezia tenersi la mano passeggiando per calli ti riporta sempre indietro, ti sbatte in avanti, passato, presente e futuro si fondono e diventano liquidi e trasparenti come l’acqua che ti circonda ed amarsi sembra comunque la prima volta, oppure in un’altra vita, l ‘amore sembra il primo e anche l’ultimo, respiri l’aria umida e nordica, resisti ai negozi di gadgets e cocci simil vetro di Murano, prosegui per campi e vicoli e muri stretti che ti sfiorano e ti spiattelli a piazza San Marco, che non è la piazza più bella del mondo, semplicemente é fuori dal mondo, è di un altro mondo, dimensione, prospettiva.
La musica dei bar, i rumori soffusi dei ristoranti, l’aria seriosa delle pensioni e degli hotels cinque -stelle- anche -sei-se vuoi , ti guardi attorno e pensi: sogno o son desto?
E ti viene in mente che Thomas Mann con la sua “Morte a Venezia” parlava di vita eterna e lo faceva da grande scrittore, perché qui tutto è decadente ma con quel sapore wildiano di somma eleganza, superbo sarcasmo, purezza dell’estasi.
A Venezia la magia é un rito, non ci bisogno di evocarla, ogni sguardo che lanci o ricevi sembra sospeso tra sogno e realtà, quanto mi vuoi bene amore? Ed é già sera, tempo di ritornare a casa, ti sembra di aver sognato ma invece sei proprio lì alle Fondamenta della misericordia, dove tra ristorante messicano e birra a doppio malto, apprezzi la pluralità di lingue e pensieri, perché a Venezia si parlano tutte le lingue del mondo, come in un sogno, come in un film sceneggiato da uno Chagall all’ apice del surreale, con i colori di un Monet e le geometrie rubiconde e invereconde di un Van Gogh alticcio. Puoi sempre cercare un attimo di intima riflessione affrontando a cuor leggero la zona del ghetto o trascinandoti via battello fino al Lido, chic, liberty, un tocco naif, un trucco leggero e malizioso sul volto maliardo e vissuto della capitale delle città da sogno.
Irriverente, mai mai smodata o magari scomposta, signorile, sorridente ma non troppo, senza alcun ghigno ma neanche grasse risate, come un’eminente personalità di un’alta borghesia riservata ed elitaria.
Venezia sono le sfilate di palazzi antichi che non invecchieranno se non per scherzo, quelle finestre tutte diseguali che sono la perfezione del discontinuo e del nonImmagine 1089 moriremo mai, quelle finestre che si affacciano sulle vie e di sera non hanno quasi mai luci accese. Venezia non è una città luminosa, si atteggia da gran signora tra bagliori soffusi e squarci di buio, lascia la visibilità sospesa, si colora a metà, lo fa quasi apposta questa signora città, una nobildonna ottocentesca con aria da dama del Cinquecento, questa ragazza che non invecchia da secoli e sta adagiata sul mare e ti guarda, da ogni posizione, sapendo di esser bella e sapendo che non la conquisterai mai tutta, avrà sempre una calle segreta, un angolo recondito, un campo disadorno che come ci capiti lei ti dice ecco, lo vedi, uomo, ce ne vuole, per denudarmi tutta. Ci si arriva da mille parti, per cielo per terra e per mare, la si percorre tutta, la si raggiunge in ogni desiderio, eppure non potrai mai averla tutta.
In nessun posto sei già ubriaco quando scendi dal treno e trovi ponte Degli Scalzi, Canal Grande e la via che accede al cuore mistico e incompreso di questo luogo altrove, arrivandoci per i saliscendi dei ponti, per gli odori marini poco gradevoli ma così forti, così umani, per i palazzi austeri ma amichevoli. Chi vive a Venezia, o ci ha vissuto, non rimarrà mai lo stesso, porterà sempre con se un profumo di sogno che nessuna veglia può addormentare.
Venezia è un trasporto in vaporetto, magari in una sera d’inverno, con i vetri appannati, i marosi agitati, l’acqua Immagine 1198che sbatte sulle fiancate neanche troppo dolcemente e qualunque pioggia e qualunque fulmine tu sai che ogni approdo sarà estasi e tormento, sarà silenzio e rumore, sarà abbandonarsi a questa isola che non c’é. Si dice che sia cara, esosa, anche in quelle pensioncine che timidamente si offrono nei vicoli silenziosi, ma è come chiedere se sognare ha un prezzo e l’amore si può pagare in denaro. Venezia non ha centro né periferia, è circolare, quadrata, esagonale, non è mare aperto e né terraferma, è la Giudecca e Canal Grande, l’università aperta fin dopo cena e i locali che il sabato sera si negano ai turisti in modo superbo e quasi altero. Venezia è camminare, baciarsi su una panchina, prendere un gelato e spiare il prossimo angolo nascosto, oppure quel cortile, senza sentirsi spioni, senza rimanere stupiti o meravigliati, semplicemente ci si sente sognati da qualcun altro.
Ci sono migliaia di città incantevoli, di luoghi paradisiaci, di opere d’arte. Venezia invece é sola, e indimenticabile, perché comunque la vedi, comunque la senti, Venezia non assomiglia a nessuno, Venezia è l’amore. Anche se sei l’uomo più solo del mondo, ebbene il cuore si rallegra e non si spaura, anche se questo posto è malefico, emargina i single e la casalinghitudine senza essere razzista. Io, noi che ci siamo stati, non ce la dedichiamo, non ce la sbaciucchiamo, noi ce la portiamo via, nel cuore, Venezia.

 

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Pubblicata anche sul sito ciao.it

 

 

(Pubblicata anche in altri siti)



11 Comments to “GeograficaMENTE: Venezia”

  1. fatajana scrive:

    Venezia è come un ricordo, anche se non ci si è mai stati. Contorni sfumati e sensazioni morbide. Un luogo a metà fra sogno e passato.

  2. Baol70 scrive:

    E’ una dimensione diversa, un cambio di prospettiva, di cui forse parlerò…io credo che soprattutto ORA sia semplicemente necessario non solo guardare con i propri occhi ma anche cambiare il proprio orientamento visuale….per un futuro migliore. Sarebbe bellissimo.

  3. fatajana scrive:

    Ah come hai centrato il punto! Sarebbe bello sul serio, salire su un banco e guardare tutto da un’altra prospettiva… Un voltarsi repentino, un deciso, coraggioso, cambio di visuale. Stessi luoghi, orizzonti diversi.

  4. Baol70 scrive:

    la bellezza delle idee…

  5. fatajana scrive:

    E la forza dell’immaginazione. Un luogo esiste già se lo puoi immaginare, prima ancora di vederlo…

  6. Baol70 scrive:

    sì….ho fatto apposta questa sezione, ne l blog, dove parlerò di posti, ma non con la mera intenzione di una guida turistica ma appunto di una geografia mentale

  7. fatajana scrive:

    Al solito leggo le scritte piccole e tralascio quelle grandi! Ho visto ora il titolo della sezione, perdonami… Comunque ero in linea nonostante la svista! Se parliamo di geografia mentale potrei perdermi volontariamente. Conosco luoghi mai visti, e ricordo profumi che non ho mai sentito… Eppure tutto così vero…

  8. Baol70 scrive:

    l’eterna dicotomia fra reale e fantastico…fino a comprendere che un surrealista come Kafka è iper-realista

  9. StolenMoon scrive:

    Una volta eravamo tutti pesci, e andare a Venezia è come tornare nella casa che abbiamo visto solo nei nostri sogni

  10. Baol70 scrive:

    ottima chiosa, sembri veneziana

  11. Elaine Hoage scrive:

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