E’ sera, come altre sere. C’è buio e pare che non sia una grande novità. Nel senso che se la luce vorrà, tornerà domani. Quella del sole, per ora, non corre il rischio di aumento della bolletta. Pare.
Luce intermittente, direi. Stamattina c’erano nuvole e il sole non sapeva che cazzo fare. Sembrava lo stolto vigile urbano che ogni santa mattina lavorativa lui incrocia all’altezza del passaggio pedonale davanti alla scuola materna comunale. Stesso sguardo, stessa impotenza.
Per domani tutto è pronto, l’ha detto l’amico suo, Gino ovviamente, appestando circa un chilometro quadrato attorno a lui l’aria con il suo alito made in cipolla, decomposizione di umori e sapori, vecchie frustrazioni e nuove terribili verità quale il tempo passa, la donna tradisce ed altre inconfutabili saggezze del genere, amene come passi dei poeti classici nostrani o il 55% degli autori di blog.
La luna è ancora nel cielo, ma ancora per poco, tutti lo sanno, anzi solo in tre lo sanno, lui, Gino e l’altro, domani notte ci sarà il furto e niente più luna, niente più poesie dedicate, niente più teorie strane sui lupi mannari, solo gatti senza le fusa e che nel buio non sapranno più a chi miagolare.
Eheheheh…tutto è possibile. Anche sentirsi furtivi, ma in fondo ladri no. Rubare la luna è un furto, ma non si commette crimine. E prima o poi qualche politico o cantante o giornalista da prima serata in tivù spiegherà esaurientemente il perchè, il per-come, il per-quando di tutto ciò e gli implacati risvolti verranno sviscerati come pesci freschi appena venduti nel corso della prossimo imminente approfondimento catodico accuratamente sponsorizzato.
Allora avanti ragazzi, diamoci sotto.
C’è poco rumore, o molto silenzio d’attorno, lui ripensa che anche stasera con sua moglie è stata la stessa storia, lui è dovuto scappare via correndo da casa con lei che lo inseguiva brandendo un branzino a mo’ di spada e sproloquiando una mare di oscenità offensive fuori luogo come pesci di lago in un oceano atlantico, un oceano di giorni e di notti passati assieme ma ormai evaporati ed ora solo fiumi in secca ed epiche lotte, a colpi di brandelli di cibo, tozzi di pane secchi ed eroiche disfide ai bordi del tavolo della cucina, evitando di lanciarsi bicchieri che quelli costano, sono di cristallo, recitano made in Taiwan, sul fondo, ma pare che a Taiwan il cristallo esiste come anche tante altre cose, ma lasciamo perdere.
Non è colpa nostra, davvero, pensa lui, ricordando come con un colpo d’anca degno di un anguilla terrestre schivò l’assalto al branzino, peraltro ancora mezzo crudo, mentre si sentiva sempre più cozza staccata dal guscio della vita, e sentiva sempre meno scoglio(nato), frangiflutti stanco in balia di tempestosi marosi.
Meglio dormire.
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Incredibile, ora è mattina
Cazzo ti ridi luna, tu su nel cielo, ora ti prendiamo e ti portiamo via, stanne sicura, questo era il distillato dei suoi pensieri accovacciato su un ciglio di marciapiede anonimo, perfettamente intonato alla sua vita e all’alito dell’amico Gino, una vita vagamente di merda ma con larghe possibilità di liquefarsi in consistenze più liquide e desistenze più solide.
Ma tanto qui siamo sempre a Suburbia sud, dove tutto sembra andare, le lancette degli orologi anche se in ritardo continuano a scorrere, i singulti dei giovani virgulti che se ne vanno a scuola fanno eco ai singhiozzi delle giovani anziane che sono alla fermata del bus che passerà a breve per fargli fare la spesa, le commesse sgargianti come titoli di coda di uno spettacolo in voga nei palinsesti televisivi fanno colazione nei bar del centro, dissertando di nuovi acquisti di intimo e nuove intimità acquistate, mentre le macchine, povere sfigate, sono già crocefisse al loro futuro fatto di traffico, di una fila in coda a questi semafori intelligenti che dipanano matasse metalliche senza mai però fare una carezza su quei visi tristi dei conducenti, perché tanto a Suburbia pare che tutto vada, che tutto andrà, tutto è come nel resto del mondo, la mattina è mattina, come la notte è la notte, ma domani ci penserà lui, spegnerà la notte rubando la luna e intimorirà il giorno, perché anche il sole, finalmente, si sentirà magari un po’ più solo.
Si intimidirà.
Il sole timido è un po’ come vincere ai quei concorsi nazionali tipo il Superenalotto.
Fa notizia. E le notizie fanno clamore.
Il clamore, quando la speranza tace, è un bel sollievo.
Perché tanto a Suburbia destino fa rima con rosmarino, cioè odore e fragranza, ma non c’è cibo da condire, anche la speranza pare che sia emigrata in altri mondi, in altri universi, ha fatto un paio di passaggi come stella cometa ed alla fine ha scelta, sarà stella cadente, la vedi, cade e lascia la scia, ma poi per ritrovarla devi metterti a fare una lunga e faticosa ricerca per gli antri dell’intero universo.
Ora è’ sera, come altre sere, la minaccia di branzini usati come spade e parole come coltelli si perde nell’aria, la luna così in alto si sente sicura ma ricordati, astro del cielo, niente è sicuro qui, tranne che ora lui sarà pronto e che l’amico Gino, dall’alito insopportabile, al testa calva e l’umore ballerino, ha detto che tutto è ok.
E allora tutto bollirà nella stessa pentola, persino gli oroscopi, quelle stolte e variegate perle di dissolutezza che vagano in giro per il mondo, dovranno fare i conti con il fatto che la luna non entra e non esce in nessun segno, semplicemente non c’è e allora arrangiatevi da soli, oroscopi, per ora affidatevi ai pianeti ed alle stelle, badate bene, purché non cadenti.
Il futuro andrà ridisegnato ed allora apriti cielo, restituisci le stelle cadenti, partendo da un nuovo universo vedrai qualche nuova speranza fiorirà. Non saranno tutte rose, ci sarà qualche spina, ma il vigile urbano saprà che fare e i volti tristi in attesa al semaforo, magari per un secondo, accenneranno un sorriso. Forse. In fondo la possibilità è ammessa, la certezza è solo un dubbio arrogante.
(Baol70, “Il furto della luna”)


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