Età. Dati della tua vita che vuoi farci sapere, giusto per farti conoscere un po’.
Laureato in critica letteraria. Ho ventinove anni da dieci anni e otto mesi circa. Eterosessuale. Onanista nel tempo libero (anche mentalmente) . Sono ateo e ancora vergine (idealmente parlando, certo). Tifo Roma, mi piace la birra, chiara doppio malto, adoro i sardi e le cotolette d’abbacchio fritte. Non bevo coca cola, la mia frase preferita è “domani smetto di fumare”. Significa che per oggi posso accendermi la sigaretta. Vedo che scuoti la testa, peggio per te, passiamo alla seconda domanda
A quanti anni o secoli hai iniziato a scrivere?
Tardi. I primi racconti li ho scritti attorno ai venti anni ed alcuni ancora li trovo profondamente interessanti. Tanti, troppi, avevano una dimensione onirica che ora non mi appartiene più. Prima di quelli sporcavo pagine su pagine con dei deliri senza rima che chiamavo poesie. Ma non le ho fatte mai leggere a nessuno, per fortuna. Ho avuto anche lunghe pause, nel corso degli anni, dovute a cause esterne o a mancanza di ispirazione. La cosa più belle è che talvolta alcune idee ed intuizioni di venti anni fa oggi ho la voglia di svilupparle. Coerenza di poetica.
Quando hai detto “sono scrittore” o ancora non l’hai detto?
Quando dovevo rimorchiare qualche ragazza. Con quella parola si va forte, almeno all’inizio. Scherzo. Cioè no, ma va bene. A parte tutto. Ebbi la consapevolezza nel 1995, quando ho finito la prima versione di “Sconclusioni”, il racconto, non il libro che poi è nato. Lo feci leggere in giro, capii immediatamente che avevo trovato la strada giusta. Per il resto detesto la beatificazione che si fa della parola “scrittore”. Lo scrittore è uno che scrive, che sa scrivere, la gente vuole da lui scrittura. Per il resto è un uomo normale, può avere pregi e difetti e problemi comuni, come l’eiaculazione precoce e la suocera invadente.
Scrittori si nasce o si diventa?
Odio generalizzare. In linea di massima possono accadere entrambe le cose. Però va bene, nel mio caso direi si nasce. Può anche darsi che su Marte qualcuno ci sia diventato durante l’esistenza, vai a capire tu. Diciamo che la propria scrittura e gli argomenti possono maturare, ma se non c’è quella attitudine nel DNA… Poi insomma, adesso a breve pare divenga legge il legittimo impedimento, magari riguarderà anche la scrittura.
Cosa ne pensi del fatto che siamo sommersi da un numero elevato di scrittori e da un esiguo numero di lettori?
Problema serissimo. Qui da noi si confonde la democrazia dell’espressione con l’anarchia del cazzeggio. Da anni frequento diversi siti internet, è impressionante il dislivello che c’è fra aspiranti scrittori e veri lettori. E’ un problema culturale poiché gli italiani sono individualisti ed autoreferenziali, non sopportano regole e regolatori ,non conoscono cosa sia la meritocrazia. E’ un problema editoriale, visto che da noi pochi gruppi decidono cosa leggere e spesso trattasi di roba di pessima qualità, il che invita tutti a cimentarsi come autori. In realtà al massimo scrivono dei diari personalissimi o delle storie trite e ritrite, senza rendersene conto. E’ un problema, ripeto, che può essere risolto solo con l’apporto di tutti coloro che apprezzano e rispettano la Letteratura. Combatto, nel mio piccolo, questo problema da anni, staremo a vedere
Che tipo di preparazione deve avere uno scrittore?
Un argomento che mi sta particolarmente a cuore. In genere si impara, a scuola, quella di una volta, a leggrre e scrivere. Da noi sono tutti imparati a “scrivere”. Io ho una formazione tecnica che mi deriva dagli studi universitari, fatti con passione e consapevolezza. Per cui d’accordo, vadano le scuole di scrittura ben fatte che danno un infarinatura di base. Ma la vera preparazione è la LETTURA, solo ed esclusivamente quella. Lettura attiva, libera da pregiudizi, al di fuori delle logiche del mercato editoriale. Non c’è scrittura senza lettura, ne sono assolutamente convinto. E non è detto che attraverso la lettura si debba per forza arrivare alla scrittura. La lettura è democratica, la scrittura oligarchica. Poi certo. Sono i lettori che scelgono
Gli autori che ami? Hanno influito nella stesura del tuo libro?
Tanti, troppi, diversi. Comunque amo ripetere che se per Sconclusioni devo fare dei nomi, allora posso citare i grandi statunitensi degli anni trenta del novecento: Fitzgerald, Hemingway, Dos Passos, Faulkner. Come stile mi hanno folgorato, più che per i contenuti, comunque notevoli. Ma il bello della lettura è che da ogni autore che apprezzi puoi trarre un suggerimento e la composizione di tante piccole intuizioni, opportunamente miscelata, da come risultato il TUO stile. Ma non c’entra solo la narrativa. Ci sarebbero delle storie curiose, sui miei racconti, in ogni caso. Come per esempio “Klimt”, iniziato nel 2001, nasca anche dalla lettura di una poesia di Mario Luzi (Menage) per un esame sostenuto all’Università nel 1993 credo. Oppure Come Certi giorni sia stati ispirato dall’ascolto di due canzoni diversissime fra loro come Alice di De Gregori o Sally di Vasco Rossi
Progetti per il futuro?
Molti. Spero che almeno uno si concretizzi. Quello che è più vicino ad avere un compimento è un romanzo ambientato nel 1845 a Ravenna, tratto da un fatto realmente accaduto. Non posso dire di più. Ma per esempio ho in ballo una breve raccolta di recensioni mirate dal titolo “La lettura attiva”, che ha come obiettivo risvegliare il lettore che c’è in voi senza fare ricorso a droghe o magia nera e una seconda e definitiva edizione di Sconclusioni, con qualche sostanziale novità, maturata negli ultimi mesi. Vediamo, chi leggerà vedrà.
Cagliari: http://www.youtube.com/watch?v=nw5YUUYgDMI



