Paolo Pappatà scrittore suo malgrado e webwriter per necessità, è nato a Roma nel 1970. Da anni sfoga la sua grafomania in alcuni siti con il nickname Baol70(Lankelot.eu, Ciao.it fra gli altri). Nel settembre 2009 è uscita la sua prima raccolta di racconti, "Sconclusioni". Per ora, oltre a scrivere, legge.

Recensione/ Marzia Musneci “Nessuno al suo posto”

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Siamo alle porte di Roma. Matteo Montesi è un uomo appartato, figlio dei suoi tempi. Fa il detective part time, senza trucco e senza inganno, in maniera organizzata e allo stesso tempo avventurosa ma senza assumere casi di portata massmediatica. Il successo a volte comporta la cessata attività. O se preferite poiché il mestiere di traduttore lo rende un classico attore del precariato lavorativo attuale, arrotonda il conto in banca nei momenti di magre entrate cimentandosi come coordinatore di una Rete internettiana dedita alle più disparate attività investigative, con fini certamente non umanitari o di redenzione degli uomini, ma ovviamente solo economicamente protese a far sopravvivere alla disoccupazione. Il paese è piccolo, la gente mormora, siamo in provincia  seppur alle porte della Capitale. L’attività via modem invece è discreta, consente coperture a chi incarica e a chi è incaricato. Ma stavolta da Montesi si presenta l’ultima e tenace rampolla di una ricchissima famiglia locale, i Ferrantino. Ed il caso non si presenterà meramente spinoso o irrisolvibile: semplicemente è un affare grosso, che potrebbe coinvolgere grandi imprese e le organizzazioni non governative che operano nei paesi del terzo mondo. La giovane riccastra, dai lineamenti notevoli e dalla corporatura degna di interesse, lamenta la improvvisa scomparsa del suo compagno di colore, ricercatore universitario in Germania dove la famiglia ha intense attività industriali. La Ferrantino aveva in corso con lo scomparso una relazione passionale ma doverosamente avversata e dunque tormentata, per le ovvie incompatibilità di ceto sociale, oltre che per qualche sottintesa venatura razziale.

Insomma l’imperturbabile e asettico Montesi, dai modi spicci o comunque riservati, fondamentalmente avverso al clamore, deve scegliere se abbandonare la presa oppure. Ma lui, in fondo, è un romantico ante litteram. Uno di quelli dagli insoliti pensieri ai limiti del poetico, da crepuscolarista post industriale e quindi ,bene o male, si troverà immerso fino al collo in una storia torbida e con risvolti quasi di natura edipica, mentre il mondo, molto contemporaneo, che fa da sfondo alla storia ed i personaggi che la animano, rivelano tutti una identità più che approssimativa oramai congenita per DNA: nessuno è al suo posto, come se l’esistenza fosse diventata un’ enorme partita scalmanata al gioco dei quattro cantoni, per tutti, non vi sono esclusi. Se hai fortuna non fai tana libera tutti, semplicemente eviti guai e sopravvivi.  La narrativa di genere si sa spesso e volentieri viene relegata nel mondo letterario, a prescindere, in seconda fascia. Per la sua ripetitività, per le sue connotazioni statiche e non dinamiche, per la sua archetipica inclinazione ad titillare le emotività più comuni facendo l’occhiolino maliardo al grande e poco curioso pubblico di massa. In realtà come sempre esistono delle eccezioni, seppur rare o poco note.

Sta infatti alle capace abilità di ciascun singolo autore non alterare la chimica inalienabile dei componenti fissi di un genere, sapendo architettare variegate variazioni personali sulle coloriture e sui sapori della pietanza offerta, al fine di rendere il proprio libro non un mero giallo ma un romanzo. Nel caso del testo in questione Marzia Musneci, da anni residente in provincia di Roma, abbiamo infatti diverse piacevoli tinteggiature che rendono il tutto appetibile anche da chi come me non è giallista per natura e fa delle rapide e rade incursioni in questa tipologia di narrazione.

La Musneci ha un ritmo spedito ma non vorticoso, costruisce una storia abbastanza convincente senza arzigogoli o trovate e espedienti di natura quasi fantascientifica, confeziona personaggi umanissimi e lontani dal supereroe seppur ovviamente marchiati a dovere dalle posizioni assegnate, tipici ma non stantii e soprattutto da una tonalità né saccente né asettica ma pervasa da un’ironia di stampo mediterraneo che rende ancor più piacevole la lettura, arricchita specie all’inizio di citazioni cinematografiche a iosa, anche perché l’autrice non nasconde certo il suo amore a carattere onnivoro per la cosiddetta settima arte (o ottava o prima, dipende). Uscito nel 2008 ed ormai alla seconda edizione, questo libro dimostra come non sia vero che il giallo all’italiana è debole o insufficiente. Semplicemente solamente va plasmato ed aiutato a trovare una sua cifra stilistica che non si rifaccia per forza a modelli esterofili, ma che sia dotato di una sua precisa identità. Insomma: invito alla lettura soprattutto per i numerosi lettori di genere che abbiano coraggio, non trovino rifugio solo negli autori consumati dal tempo e dalle logiche editoriali, oppure che non si lascino avvincere solo dalle recensioni delle confusa ma collusa critica letteraria di regime. Abbiano il coraggio di esplorare delle variazioni edotte ma non dotte, scritte con cura e degne di rispetto e successo. Questo è un libro che ha una sua personalità. Non sempre può essere di gradimento, ma va rispettato.

 



3 Comments to “Recensione/ Marzia Musneci “Nessuno al suo posto””

  1. Augen Operation scrive:

    “Maria Grazia Musneci “Nessuno al suo posto” | il furto della luna” good that is what i’m searching for since 7 days. Super share, this site is bookmarked now in favorites.

  2. sara scrive:

    sembra un opera interessante

  3. [...] una volta ci sfiora tutti. E se la risolvi, ecco la corona d’alloro, come gli è successo in passato. Stella, soli undici anni e potenzialità acrobatiche notevoli a detta di chi la conosce, è [...]

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