Sono accadute delle cose strane!
Nelle specifico parlo del sottoscritto e non di quanto narrato in “Sconclusioni”
La prima, quella fondamentale, è che il mio ciao-amico Baol70 si è ricordato di me quando ha pubblicato il suo primo libro: Sconclusioni. La seconda (e, per ora, ultima) ve la racconto così come l’ho riportata in una email a Baol70 (che ho scritto cercando di ‘imitare’ il suo stile, lo stesso stile che, a mio parere, lo rende scrittore.
A mio parere, ovvio.
“Ieri, Paolo, è stata una giornata strana.
Esco di casa e, con gioia, constato che la cassetta delle posta contiene una busta giallo-posteitaliane.
Mittente: Paolo Pappatà.
Molto bene. Grazie. Sono felice e spero di metterci gli occhi sopra quanto prima, ma chissà. Quando.
La mia giornata lavorativa parte con il post-asilo dei miei due figli e segue spostamenti per lo più in auto.
Ieri, giornata strana appunto, ho effettuato un posteggio per me inusuale ovvero in un supermercato (causa mancanza posti auto ‘pubblici’ nelle vicinanze).
Per farla corta, praticamente la mia auto è rimasta chiusa nel garage del supermercato (che il mercoledì chiude in anticipo) senza alcuna possibilità di recupero della stessa se non nella mattinata successiva.
Scocciatura! Significa pullman. Ritardo. Ancora pullman.
Disguido! Per mia moglie. I miei figli. Per me. E’ una maledetta proprietà transitiva. Maledetta.
Vabbè. Improperio. Pazienza. Tanta.
Salgo sul pullman. Triste. Un’ora di viaggio, oltre a quella già persa a girovagare per una Torino per me inusuale da anni (dai tempi dell’universita’). Inusuale. (Appunto).
Mi siedo. Lampo di genio.
Accanto al mio notebook, nella cartella del lavoro, c’è la busta giallo-posteitaliane.
E’ un segno. Apro. Rigiro il libro tra le dita e, come mi è solito fare per i libri che aspetto da tempo, lo gusto dal fronte, dal retro. Leggo la postfazione. La prefazione. (Lalla … mammamiabella… LALLA!).
Grande.
Leggo il primo racconto. Poi di nuovo. Arrivo a casa solo con quello.
Domani prendero’ nuovamente il pullman. Felice. Mi aspetta il secondo racconto. Due volte.
Cos’ho letto? Sicuramente di emozioni.
Non un libro perfetto, ma un gran libro.
Una grande ‘opera prima’.
Mi spiace per l’autoproduzione perchè uno scritto del genere merita di più, ma sono felice che sia uscito e sia finito nelle mie mani. Gianni mi ha emozionato. Remo, il vecchio, di più. Due racconti veri come non ne leggevo da tempo. Che ti aprono dentro grazie anche al tuo stile (ma questo lo sapevo già). Grazie Paolo. Fammi sapere se posso fare qualcosa per sostenere il tuo talento almeno un pochino rispetto ai tanti sorrisi (alcuni amari) ed alle molte emozioni (alcune nostalgiche) che mi hanno travolto nei due viaggi.
Grazie di cuore.”
A
In conclusione questo è quello che ha scatenato “Sconclusioni” di Paolo Pappatà. Insofferenze di inizio secolo (le mie) mitigate dalla forza stilistica dello scrittore.
Pensare con la punteggiatura è l’espressione emozionale provocata dal modo di scrivere di Paolo Pappatà; Paolo porta all’estremo (quasi un libro interattivo) il coinvolgimento del lettore rendendo quest’ultimo attore e dirigendo il suo pensiero dove vuole facendolo sbandare con un uso atipico della punteggiatura (soprattutto del “punto e a capo”).
“In genere poi Remo il giovane si accendeva il suo primo spinello, o magari l’ultimo. Dipendeva se avesse deciso di svegliarsi e iniziare la giornata oppure di addormentarsi e di finire lì il giorno. Come se fosse facile decidere come, quando, dove e perché iniziare o finire una giornata.
E non era una faccenda di spinelli. Era una di quelle brutte faccende e basta. Cazzo, che umidità, si disse in silenzio Sandro.
Ti prenderai una polmonite prima o poi avrebbe detto Clara. Ma no, questo non l’avrebbe detto, non era poi così eccessivamente materna. Forse.
Chissà.”
Ecco. Qui sopra è evidente come lascia in sospeso il lettore esortandolo a pensare allo svolgersi delle azioni, del pensiero in azione. Il “punto e a capo” pone una pausa lunga a piacere (del lettore) facendo deviare la mente verso le emozioni personali (intimismo?); poi, non appena si riprende a leggere (con gli occhi e con la mente), l’autore assume il controllo riconducendo il lettore nei binari sui quali corre il racconto e che, per un attimo, avevamo (volutamente) abbandonato.
Ho tenuto a precisare ‘con gli occhi e con la mente’ perchè per questo genere di racconti (supportati dallo stile del ‘pensiero con punteggiatura’) è facile riprendere a leggere solo con gli occhi, con la mente che vaga e che quando torna ci costringe a riprendere il filo della narrazione da un punto che non è quello che avevamo abbandonato.
Paolo ci fa sbandare e poi ci fa riprendere la rotta, soffocandoci con dettagli asettici, non pensanti.
L’elemento narrativo nel quale viene contestualizzato lo stile di Paolo non è fondamentale, ma comunque importante perchè legato ad aspetti di vita quotidiana, ad emozioni che possiamo ricostruire ed assimilare alle nostre. Quello che possiamo leggere nelle pagine di Sconclusioni sono storie d’amore appese ad un filo, disomogenee e sgangherate (“Sconclusioni (Diari di bordo)”) oppure dolorose perchè finite (“L’amo, l’esca e di altro sul pescare”) o ancora sognate e realizzate(?) (“Klimt”), poi storie d’eroi del quotidiano (“L’isola che non c’è”), di donne poco cresciute (“Certi giorni”) e di uomini con speranze da estinguere (“Sconclusioni (Pagina bianca)”).
Quello che possiamo leggere dentro Sconclusioni è un senso d’inquitudine sospeso tra il reale ed il sognante rafforzato da una colonna sonora che crea atmosfere country-blues ed, a tratti, rock, slow-rock (colonna sonora di vite normali, stantie raccontate con la speranza di vederle animarsi d’improvviso).
Con le parole e la musica si generano emozioni; e con lo stile, aggiungo io. Paolo mischia tutto questo con maestria.
Paolo Pappatà è un maestro. Il mio. Anche. (*)
(*) Rubando lo stile dell’autore di Sconclusioni, ho asserito che lui è un maestro perchè insegna uno stile di scrittura comunicativo, nuovo non per quanto esprime, ma per come lo esprime. Aggiungo che è “Il mio” maestro perchè mi ha insegnato a ‘pensare con la punteggiatura’ ed ho scritto “Anche” perchè il flusso di pensieri mi ha imposto di precisare che Pappatà è un maestro in senso assoluto, ma non solo (Anche, appunto).
Andrea D’.
Pubblicata anche sul sito ciao.it



bella. Punto.
Molto personale, molto “vissuta”, in linea con il libro. Quando ho letto maestro ammetto sono arrossito.
ah ma allora qui si fa sul serio…e io che credevo fosse una raccolta di sudoku…
In effetti il progetto originario lo era. Ma non essendo bravo con i numeri è uscito un libro ahahah
Grazie, Maestro!
grazie a te Andrea!! Tutto bene?. Per il libro grandi piccole novità, veleggiamo verso le trecento copie ed altro ancora
Tutto ok, grazie.
Travolto dal lavoro, dalla prole e, per quello che rimane, dalla mia passione per la musica.
Sono molto, molto felice che il tuo libro vada così bene. Credo che quel traguardo sia formidabile per star per essere raggiunto con la sola autoproduzione. Complimenti davvero!
Sono curioso di scoprire l’altro ancora.
ti aggiornerò via mail…per ora se ti va divertiti qui a leggermi: http://www.libriescrittori.com/libri/intervista-a-paolo-pappata/