Paolo Pappatà scrittore suo malgrado e webwriter per necessità, è nato a Roma nel 1970. Da anni sfoga la sua grafomania in alcuni siti con il nickname Baol70(Lankelot.eu, Ciao.it fra gli altri). Nel settembre 2009 è uscita la sua prima raccolta di racconti, "Sconclusioni". Per ora, oltre a scrivere, legge.

Oh, river ! Recensione di Fatajana

.........................................................

allegato cEd eccomi qui, a cercare parole nascoste, a dirmi che posso osare, che non c’è da avere paura.

Ma in fondo un po’ sono titubante.

Non è facile.

Un conto è parlare di autori che non conosciamo, e che mai incontreremo nella vita. Un conto è
parlare sapendo che le nostre parole probabilmente verranno lette da colui che a nostra volta abbiamo letto, e che ci apprestiamo a commentare. Con ciò non voglio dire che il mio giudizio sia influenzato da questo, solo che vorrei riuscire ad essere poco invadente e molto delicata. Sto parlando di qualcosa che sicuramente è costata fatica e notti insonni. Detto questo, se non mi fosse piaciuto semplicemente non ne avrei parlato, non avrei saputo, o voluto, mentire.

Non sono tipa che nasconde i propri pensieri o li maschera per adulare. Ma sono tipa da rispettare oltremisura chi fra di noi ha quel qualcosa in più, ha la scintilla che lo porta a fare quello scatto che distanzia, quel nonsochè che gli permette di superare paure e barriere e gli fa squarciare il proprio petto, lasciando che il proprio dolore, le proprie passioni, disillusioni, paure, fantasie escano al mondo, invadano strade e menti, contagino passanti inconsapevoli, contaminando l’aria di idee ed emozioni.

Tutto ciò mi porta a parlare sommesso, per non disturbare pensieri creati, a camminare scalza cercando di non calpestare emozioni vissute, a tacere, se inciampo in qualche punto improvviso, per sbadataggine.

Intanto posso entrare bussando. E’ musica quella che sento. Perché di musica è piena ogni riga.

Una colonna sonora che dove non è citata espressamente è sicuramente infilata fra una lettera e l’altra, fra un accento e una virgola. Così ché noi la sentiamo nella mente senza nemmeno sapere da dove arrivi.

E’ l’America che suona, forse perchè l’America ha ampi spazi da anelare, forse perché da sempre la parola sogno gli viene affiancata.

O forse perché contiene grandi fiumi, con sponde da raggiungere, correnti da contrastare, o solo per stare lì, fermi a guardare l’acqua che scorre, come il protagonista della famosa canzone di Redding. Fiumi incuranti e muti, sordi ad ogni richiesta, silenziose presenze che hanno ispirato tanti prima di lui. Twain, Witman, Faulkner, Hemingway. Il fiume attrae, e forse inconsapevolmente sottrae.

Tempo?

Ancora il fiume è presente come piccola citazione che ci apre al secondo racconto, traendo una melodia e un concetto che fa da filo conduttore, insieme allo scorrere dell’acqua/tempo, al libro.

Per questo vi chiedo, se volete, di fermarvi un momento.

E di ascoltare queste prime note.

Poi, volendo, tornate qui e proseguite con un sottofondo che mi ha seguito durante la lettura e che mi accompagna mentre scrivo.

http://www.youtube.com/watch?v=nAB4vOkL6cE

Ora immaginate di essere al mio fianco, in un viaggio virtuale attraverso strade semideserte, nella periferia per antonomasia, in una fredda alba, dove ci si sveglia e si guarda in faccia nuovamente la propria vita. Partiamo e iniziamo a incrociare visi, storie, pensieri…

Le storie che ci vengono incontro sono storie di gente comune, che di non comune ha i pensieri.

Uomini, soprattutto uomini, e donne, che si ritrovano a coprire uno spazio terrestre senza sapere bene perché. Ci sono menti costantemente rivolte verso la fuga, legate a corpi perennemente fermi. Ci sono grandi progetti, grandi idee, grandi sogni. Ed una sigaretta accesa, perennemente anche lei, che quando si spegne fa calare il buio, come prima di dormire si spegne la luce. E domani chissà, magari domani…

Lo cambieremo domani il mondo?

Ce la faremo almeno a provare?

C’è la solitudine di chi narra, lo sguardo apparentemente disilluso, come se guardasse i suoi personaggi muoversi stancamente, e quasi si aspettasse da loro un guizzo, uno scatto. Una negazione della staticità.

E a volte questo accade.

Accade che qualcuno si spoglia di tutte le catalogazioni, si sfila una definizione, si libera dell’ultimo appellativo ricevuto, butta via quell’orribile marchio che si è lasciato cucire addosso. E va in giro nudo a godersi il sole freddo dell’illusione momentanea di libertà.

Accade?

Forse, o almeno sembra. O forse era solo un pensiero? Un illusorio e invitante pensiero?

Non importa, perché subito si cambia scena.

L’ importante è non farsi arrestare.

Ed ecco ancora il fiume protagonista. Non più solo osservato, non più pura immagine da contemplare.

Qui al fiume si chiede qualcosa.

Dimenticare?

Che cosa si vuole pescare da quel fiume così pieno di aspettative sommerse, di ami lanciati a voler recuperare sogni.

Il fiume può regalare, ma può portare via. A furia di starlo a guardare scorrere ci si accorge che si è rimasti fermi, invecchiando senza diventare adulti….

Ed ecco che appena ci si gira a guardare la riva, la nostra riva, la realtà prende il sopravvento, rivelandoci che mentre noi stavamo a guardare, lei, invece…

Lei.

Un essere, una promessa, una possibilità.

Le donne fra queste pagine ricordano molto delle madonne petrarchesche. Nonostante la loro fisicità presente e apprezzata, vengono comunque elevate ad anello di congiunzione con qualcosa di ultraterreno, di più ‘alto’.

Donne forti, presenti anche se non espressamente citate, capaci di riportare a terra i pensieri, e allo stesso tempo ancore che si vorrebbe levare per lasciarsi trasportare in mondi migliori.

E ancora ritorna il tema del cambiamento, del salto, del fiume che va attraversato.

Cosa manca?

Chi dovrebbe aiutare questi personaggi a prendere coraggio?

Magari basta una birra e uno spinello.

Magari no.

Ed ecco che a questo punto per la prima volta mi si affaccia una visione.

Forse chi ha scritto queste storie non si ritroverà in questo mio dèjà vu, ma a me leggendo mi sono apparse immagini già viste.

Certo in un’altra forma, sicuramente con uno sbalzo temporale, ma io Alice, Francesca, Mauro, Gianni, Irene e tutti gli altri li ho già visti chiusi fra le loro solitudini condivise.

Dentro i quadri di Hopper.

Visi costantemente rivolti a finestre spalancate. Fermi ad aspettare “che cosa o chi”. Persone sole anche in compagnia, vetrate di speranza che si aprono a strade vuote.

Le donne sono poche, ma decidono, prendono posizione, abbandonano.

Sono tese, anzi protese.

Gli uomini pesano, soppesano, attendono.

Eterna dicotomia, infinita differenza che separa ed unisce il mondo.

Lentamente s’insinua l’idea che ci sia qualcosa di superiore, qualcosa capace di salvare queste vite.

Qualcosa…

Che sia una donna, un sogno, un bisogno inespresso ma cercato.

Una visione fuggente che ci inchioda per strada, che ci ammalia, ci confonde, ci rende schiavi e privi di forza. Fino a lasciarci di nuovo soli al nostro destino.

Senza speranza dunque?

No, per niente.

Queste storie paiono stare lì ad aspettare. Che qualcuno passi e le renda vive. Che qualcosa accada per poter uscire fuori, rivelarsi al mondo.

Tutti questi personaggi lottano per stare a galla in attesa che arrivi qualcuno a portarli a riva, ma nella riva opposta, s’intende.

E qualcuno arriva per davvero.

Arriva qualcuno che sa cosa fare, che prende in mano le redini e che scardina le paure.

Non dico chi, non dico come.

Dico solo che nel momento in cui si deve chiudere il libro non si può farlo, perché le ultime parole sono quelle che rimettono in gioco tutti quanti, portandoli finalmente all’altro capo.

Una decisione improvvisa renderà realtà i sogni.

Che sia grazie ad un intervento esterno, o interiore.

Che sia grazie ad un vecchio eroe di bambino che si affianca all’adulto ormai incastrato nelle maglie dell’omologazione, ma che si rifiuta di arrendersi.

Che sia per quella voglia mai sopita di poesia…

Alla fine arriva il riscatto, il salto.

E ci riporta alla prima pagina.

Perché solo dopo quel corteggiamento fatto di scelte, rimandi, paure e colpi di testa, verso quella timida, restìa, esigente pagina bianca che possiamo capire da dove arrivino quelle precedenti.

Un cerchio che si chiude, e continua ad alimentare sé stesso. E a rendere tangibile qualcosa che si intuisce essere stato relegato per troppo tempo.

Perché i sogni, si sà, sono menzogne se non diventano reali…..

Il nostro giro finisce. Il sole è sorto, la vita riprende. Mentre in testa ho in mente la bellissima Oh River, (ancora lui, il fiume!) dei Bosque Brown….

E ci rimane sulle labbra il sapore amaro di quel “sogno alla crema” che non abbiamo ancora trovato.

Noi.

Lui, l’autore, ha già rubato la luna…

Piccole scuse (all’autore?…)

Sicuramente manca tanto di ciò che questi racconti mi hanno dato. Mancano i sorrisi che mi ha strappato nelle frasi che legavano significati diversi, mancano gli accenni a quel modo di scrivere così particolare. Come se le parole arrivassero dopo tempo sulla carta, e che prima avessero vissuto, capito, scelto.

Manca l’accenno alle citazioni, all’ironia, e alla passione che si intuisce fra le righe.

Ma questo è solo perché io non faccio parte di quella categoria di cui fa parte l’autore.

Gli scrittori.

Nel senso di lavoratori, artigiani della scrittura. Nel senso di appassionati, fedeli, convinti sostenitori della letteratura che sanno trasferire in lettere e parole le immagini e le sensazioni che vedono e provano.

Spero che però non sia mancato il rispetto verso un lavoro che reputo bello. E non ditemi che è un aggettivo riduttivo e troppo usato.

Perché è quello più sincero, spontaneo e completo.

****

Recensione di Fatajana, pubblicata su ciao.it

Il libro puoi trovarlo qui : Support independent publishing: Buy this book on Lulu



26 Comments to “Oh, river ! Recensione di Fatajana”

  1. icobox scrive:

    un bel riconoscimento inserirla qua; lo merita davvero

  2. Baol70 scrive:

    Bella davvero, sono onorato. Molto suggestiva. Spero che prima o poi Fata si affacci e ne parliamo pubblicamente :)

  3. fatajana scrive:

    Hey, ma la Fata è qua!Sono io ad essere onorata ad avere un angolino in questo posto. E lo sapete quanto mi piaccia parlare…

  4. baol70 scrive:

    benevenuta Fata…ma questo è uno spazio proprio per parlare, quanto come vuoi :)

  5. Fabio scrive:

    Un saluto e un abbraccio immenso al mio socio :)

  6. Baol70 scrive:

    hola socio :) . Benvenuto anche a te :)

  7. Mimmo scrive:

    Un saluto anche dalla Tuscia ;-)

  8. Baol70 scrive:

    MImmo!! benvenuto anche a te!!! prima o poi torno sul tuo sito eh, promesso

  9. fatajana scrive:

    Devo dire che a quanto pare il tuo libro lascia impressioni diverse a seconda di chi lo legge. Te lo aspettavi? Io sono abituata a parlare di libri, ma non a parlare con l’autore, e devo dire che le domande sarebbero molte… ma questa.. sapere che scrivi una parola, e che per ogni persona che la legge questa parola ha una sfumatura diversa, fino ad arrivare a qualcosa che magari non avevi nemmeno pensato.. com’è?

  10. Baol70 scrive:

    Francamente è voluto…cerco sostanzialmente di evocare,invitare, far perdere. Talvolta allora la prosa si frantuma in piccoli nuclei per così dire…di poesia. In effetti venti anni fa scrivevo poesie :) . Almeno ci provo. Provo a dare spazio al lettore, alla sua fantasia, alla sua sensibilità. Quando ci riesco (e forse, da quel che mi dici, ci son riuscito almeno in parte) diciamo che ottengo il mio scopo. Scrivere non è solo raccontare una storia , credo. Se fosse solo questo, sarei un semplice romanziere. Io aspiro, provo, lotto per diventare scrittore. Non si tratta di essere meglio o di più, ma di essere qualcos’altro da un “mero” narratore. Ho esagerato? :D

  11. fatajana scrive:

    :-D No, no, che esagerato? Non dimenticare che tu punti alla luna…

  12. Baol70 scrive:

    beh di ambizioni ne ho tante…vediamo dove arrivo :)

  13. Ele scrive:

    Alla luna. Appunto.

  14. Baol70 scrive:

    Io ci provo…qualcuno vuol venire con me? :D

  15. Stingray scrive:

    A me ha fatto venire in mente “The river” del Boss……

  16. Baol70 scrive:

    beh prof. Stin… un racconto del libro (http://www.baol70.com/ilfurtodellaluna/briciole-di-sconclusioni-lamo-lesca-e-di-altro-sul-pescare/) è direttamente ispirato solo da QUELLA canzone…dunque ci hai preso :)

  17. StolenMoon scrive:

    piccole grandi soddisfazioni :) bravo baol

  18. fatajana scrive:

    Visto che non si può ancora commentare l’aperitivo che farete volevo solo dire che mi sarebbe piaciuto esserci, ma sarò con voi a sorseggiare un martini virtuale e pensando alle cose interessanti che direte! Buona giornata! La fata isolata…. ;-)

  19. Baol70 scrive:

    bene…diciamo che è come se fossi tra noi :)

  20. Vittanto scrive:

    Many rivers to cross … V.

  21. Baol70 scrive:

    I’ve found a river to sea. Maybe.

  22. Baol70 scrive:

    (tanto per restare in tema all’opinione)

  23. fatajana scrive:

    :-) sarà il caso di andarla a vedere? Chissà che non ispiri qualcosa… D’altronde secondo me l’arte è proprio questo, trarre ispirazione, rimescolare, riprendere. L’artista, che sia esso scrittore (categoria in cui ti inserisco senza dubbio alcuno), pittore, o qualsiasi altro esempio di artista, lo vedo come una sorta di osservatore privilegiato, con la sua sensibilità riesce a cogliere sfumature ignote a noi “semplici mortali”. E sarebbe divertente vederti a confronto di un autore che a qualcuno che ti ha letto ha ricordato i tuoi scritti. Forse è un pensiero un po’ cervellotico, ma sai la fata è così! Un po’ stralunata… ;-)

  24. Baol70 scrive:

    Veramente mi intriga andarci, ormai sono incuriosito…vedremo. Quello che dici poi sulle influenze reciproche è assolutamente vero. Qualche pezzo di “Sconclusioni” addirittura nasce da una visione stralunata dei fratelli Coen…lo avresti immaginato? :D

  25. fatajana scrive:

    In effetti ora che mi ci fai pensare posso ricondurre strane sensazioni che ho avuto leggendo certe pagine… oltre a tanto altro. Devo dire che sicuramente arriverà un giorno in cui lo riprenderò, perché il tuo è uno di quei libri che vanno riletti, a distanza, e che svelano perle che alla prima lettura erano ben celate.

Leave a Reply