Paolo Pappatà scrittore suo malgrado e webwriter per necessità, è nato a Roma nel 1970. Da anni sfoga la sua grafomania in alcuni siti con il nickname Baol70(Lankelot.eu, Ciao.it fra gli altri). Nel settembre 2009 è uscita la sua prima raccolta di racconti, "Sconclusioni". Per ora, oltre a scrivere, legge.

Mompracem vivrà?

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Sono oramai quasi in pensione i due ribelli e fratelli di sangue Yanez e Sandokan. Fieri del passato, ma anche dallo stesso gravati e quasi sconfitti. Succede, quando invece che all’alba, siamo al tramonto. Quante ne hanno fatte assieme. Perseguivano e combattevano la libertà e l’uguaglianza, in nome della propria terra che gli invasori stranieri, in particolare inglesi, volevano dominare.Saranno morti almeno dieci volte e puntualmente tutte e dieci sono resuscitati ed hanno sconfitto i loro nemici. Alla fine hanno perso, perché il mondo non è cambiato, anzi, sta peggiorando e la loro battaglia non è servita a nulla. Ma almeno ci hanno provato, eccome, ci hanno provato e ci sono riusciti per un po’.
Stavolta però non si gettano all’attacco, ma vengono semplicemente chiamati in causa. Infatti una sconcertante serie di fatti sanguinolenti che avvengono nell’interno della jungla e vedono come vittime i dayaki che abitano la zona infatti, mettono sul chi vive i due più famosi, invincibili, eterni pirati della Malesia, regione sconfinata di isole, arcipelaghi, mare, monti e.

Sandokan (fonte: wikipedia)

Ma stavolta i nemici non sono i soliti arroganti, arruffoni e perdenti inglesi. E nemmeno i terribili e fanatici indiani della setta dei Thugs. No. Bensì una potentissima, avvolgente e sotteranea organizzazione, ricca di risorse e di uomini.
Sandokan e Yanez non si spaventano, chiamano alla riscossa tutti i mitici vecchi amici sparsi per la Malesia. Tra un delirio filosofico, la citazione di un proverbio cinese, la visita ad un bordello e decine di agguati e scontri, eccole, sono tornate, le tigri della Malesia,i sovrani di Mompracem, quella che fu l’unica isola libera dell’intero arcipelago, una croce per gli invasori inglesi.
Chi ha letto il mio primo libro, “Sconclusioni” sa ormai come e quanto sono stato suggestionato da Sandokan, come ci sono affezionato. Non sono l’unico, visto che l’epopea malesiana delle tigri di Mompracem ha affascinato milioni di lettori, di varie generazioni. In Italia poi un ben riuscito sceneggiato degli anni settanta ha marcato indelebilmente la memoria e l’emotività di molti di noi. La letteratura è anche ricordo, memoria, continuare a sperare.
Paco Taibo, docente universitario e giornalista, di cui ho letto solo questo libro, conduce qui un’operazione intelligente, brillante e per niente retorica o formale. Riesce a dare forza e vigore salgariano alle pagine, senza però fare una pallida copia, inserendo qua e là delle piacevoli novità e varianti che rendono il romanzo originale e non pallida,pallosa copia di uno stile e di un genere che ha fatto non solo fortuna, ma epoca. Certo i due eroi principali appaiono non solo invecchiati e malinconici, ma anche più sboccati, filosofeggainti, colti, caustici, antimperialisti dalla testa ai piedi. Ma insomma. Rileggerli oggi, riscritti da un messicano, non può che fare piacere e ridargli lustro, quasi come una canzone cantata all’ultimo festival di Sanremo, qui in Italia, dal monzese Van der Sfroos.

Yanez (fonte: Wikipedia)

Una parola infine per l’originale autore della saga di Sandokan e Yanez, Emilio Salgari. Costruì un mondo immaginario, seduto su una scrivania e al

massimo illuminato dalla fioca luce di una candela o quasi. Non è un’immagine romantica tutt’altro. Il piemontese non visitò mai la Malesia e tantomeno era un abile navigatore. L’intera, maestosa e corposa opera fu frutto solo di letture in biblioteca e fantasia, come nella migliore tradizione artistica. Per i misteri della vita, morì suicida e poverissimo, nonostante abbia poi venduto milioni di copie.E’ proprio vero quel che Paco Taibo dice nella lungimirante introduzione, mutuando una farse che credo sia imputabile a Oscar Wilde “Non è la letteratura che deve imitare la vita, è la vita che deve imitare la letteratura”. In fondo sarebbe tutto più facile e vi assicuro, ogni scrittore che meriti di chiamarsi così, nel suo intimo, ci crede veramente che sia possibile.
Rimane il fatto che avere qualche sogno non guasta. Ed allora sì, mi piace pensare che Mompracem vivrà ed un giorno quella piccola, sperduta, immaginaria isola sarà la capitale del mondo. Perlomeno del mio mondo, se non del vostro.


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