
neve...
Io speriamo che me la cavo.
La neve alle porte di Roma ti lascia di ghiaccio.
La forza brutale della natura rivela qui il suo volto malvagio.
Non ha niente di poetico, qui, la neve. Sembra incarnare l’idea del male, porta disastri, febbroni da cavallo, paraurti ammaccati, assenteismo dal lavoro, macchine abbandonate per strada.
E tutto si fa surreale, onirico, fantascientifico, non piovono rane come nel romanzo “Kafka sulla spiaggia” di Murakami, sembra che piovano giù non fiocchi, ma enormi iceberg con annessi mammuth ibernati. E voci di popolo affermano con certezza che dalle vicine colline i lupi in letargo da secoli lanciano le loro grida di battaglia…comincia qui, la fine del mondo as we kwow it…
Amore, ce la faremo mai, a sopravvivere? E ricordi quei paesaggi scandinavi nelle edizioni illustrate delle favole dei Grimm. Ma non è una fiaba, anzi, può diventare un incubo.

Osservare la neve...
Ti rendi conto subito che non é l’inizio scoppiettante di un film di Spielberg o un nuovo Avatar di Cameron. No, é tutto “live”, tutto vero.
I fiocchi aggrediscono i manti stradali e rendono subito la circolazione istantaneamente impossibile soprattutto se la precipitazione è copiosa e raggiunge in un paio d’ore l’altezza mastodontica di un paio di centimetri.
I vigili urbani corrono all’impazzata e le loro sembianze catarticamente si trasformano in giganteschi pinguini gracidanti e ad un passo dal cadere rovinosamente ad ogni passettin passetto.
Le macchine si rattrappiscono, compaiono i primi eschimesi, gatti e cani emettono latrati simil foca o quantomeno tricheco.
Non c’è niente di soffice, di candido, di bianco.
Niente di poetico.
Niente di silenzioso.
La neve, alle porte di Roma, porta rumore.
E gli alberi anche, mal sopportano l’evento. Verdi e maestosi, cedono di schianto al precipitar degli eventi, con sommo gaudio delle automobili ivi incautamente rimaste.

leggere quando...
Alle porte della capitale però la gente é preparata alla neve.
Al quarto quinto fiocco timido che piove dal cielo ammantato a tempesta, fuoriescono catene per pneumatici aggrediti dal ghiaccio e jepponi di alta montagna, cappotti di renna, pellicce di orso e persino qualche orso vero.
Non c’é clonazione che tenga, non esiste politically correct, adeguamento salariale, gossip clamoroso o insider trading che possa resistere. La neve ricopre tutto, anche il tifo calcistico.
La gente però è stoica, é preparata alla sofferenza. Ognuno si aggrappa al proprio istinto di conservazione e di conserva, invoca i propri santi, il proprio Totti preferito, nomina in fretta chi ha deciso di eliminare dal prossimo Grande Fratello.
Al settimo ottavo fiocco urla di disperazione s’aggirano per il paese, i bambini vengono richiamati dentro casa e, attaccati al termosifone, vengono incollati con nastro adesivo alle finestre dicendogli: tu nel 1956 non eri nato, dovevi vedere che roba.
E sti cazzi. Siamo nel 2010 e la neve è sempre la neve, mamma cara. Forse…magari anche la neve ha subito mutazioni genetiche in laboratorio o semplicemente si è stufata di lasciarsi cadere e sciogliersi al primo raggio di sole.
Intanto é sera, i sopravvissuti si rinchiudono nelle loro tane, dopo un’abbondante nevicata di circa cinque centimetri niente é rimasto uguale e il nuovo calendario di questa cittadina sarà ricompilato a partire dal prima e il dopo il grande freddo.
Il day after lascia un paesaggio da tregenda. Data la calamità naturale, sono stati precettati tutti i volontari della protezione civile, anche quelli ufficialmente deceduti e data la carenza di organico, viene assoldato anche chi ha fatto il boy scout, anche se per un solo giorno. Non c’è scandalo Bertolaso che tenga.
Quintali di tardivo sale vengono riversati nelle strade deserte, la neve é andata, il cielo é terso e neanche fa tanto freddo.
L’ufficio è vuoto, i trasporti bloccati, il terrore di termosifoni in blocco corre sul filo del telefono impazzito per chiamate di emergenza. Amore, hai visto? siamo survivors, siamo sopravvissuti.
Ed io, che amo il mare, vorrei vivere a Bolzano, adesso, ora, subito.


and I feel fine! bedda
)
forse fin troppo allegra
Ma i rem qua ci vanno una favola…
http://www.youtube.com/watch?v=Bmxyj6iInMc eheheh
Ma prova a guardare un po’ più su, c’è un posto riservato, isolato, anche mal frequentato, dove i SUV ci hanno provato ed anche loro hanno toppato. Sento voci di bambini bardati da sciatori alpini che ridono a squarciagola tuffandosi nella neve candida per creare forme di angeli, ombre della loro innocenza.
ebbeh la neve ce vo’ almeno si rinnova il parco cartoline…
tutta strategia commerciale dici?
assolutissimamentissimamente forse.
Come racconto è un po’ sfortunato, intirso di troppe “licenze”; anche se a me non m’ispira molto, e non mi conquista, rispetto sempre colui che scrive. L’opinione è del tutto personale, e non lede la persona dell’estensore, ma è solo per lo scritto: questo a slavo d’equivoci.
ma figuriamoci, ogni intervento è ben accetto, le critiche sono necessarie, ci mancherebbe. Ciao e grazie!
Eppure la neve ha sempre qualcosa di magico e misterioso. Che porta chiunque a sollevare gli occhi da terra per una volta, e forse da sè stessi, per osservare qualcosa di inspiegabile. E puro.
Prima che tocchi terra.
magico, misterioso, certo. Ma in certi luoghi assume connottai demoniaci
della serie: bella e impossibile
più che altro impossibile ragazzo mio
Come ogni presenza femminile concede la sua bellezza solo a chi sa guardarla, chi si affanna vede il suo lato sbagliato, e tu da bravo osservatore hai colto questi atteggiamenti. Ma hai guardato all’altezza “sbagliata”.. abbassa lo sguardo e negli occhi dei bambini, con i loro nasini freddi e gli occhi luccicanti, è lì la bellezza della neve che si svela….
ma io ho dato uno sguardo da solito adulto disincantato, abbastanza insofferente, sai. Quel che dici è vero. Ma volevo dire la mia su un aspetto meno magico e più pratico. Una sorta di critica, visto che peraltro la precipitazione era largamente annunciata. Come sempre preziosa, Fata
Assolutamente! Infatti la parola “sbagliato” era appunto fra virgolette
. Il tuo sguardo era perfetto, e ha colto il segno in maniera come sempre sublime.
sublime? aiuto, io adoro questa donna
Da quando mi sono trasferita a “sud” la neve suggella momenti epocali della mia vita. La neve del primo inverno sui colli romani (2005),fenomeno localissimo, e una copiosa coperta bianca per questo mio inverno di “attesa”. Chissà quando sarà la prossima volta!
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