Paolo Pappatà scrittore suo malgrado e webwriter per necessità, è nato a Roma nel 1970. Da anni sfoga la sua grafomania in alcuni siti con il nickname Baol70(Lankelot.eu, Ciao.it fra gli altri). Nel settembre 2009 è uscita la sua prima raccolta di racconti, "Sconclusioni". Per ora, oltre a scrivere, legge.

Io e “Sabotaggio d’amore” di Amélie Nothomb

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E certo. E’ come un “About love”, l’amore secondo le belghe e limitrofe. Ma non solo. Sabotare l’amore. Che idea, davvero. L’amore come una mission, ma ci sono spie e poliziotti che cospirano. In fondo l’amore è la soluzione più difficile e terribile, quella che sovvertirebbe tutto. Pensate quante folate d’odio messe alla berlina, quante masse di invidia respinte alla frontiera, quanti eserciti di depressioni scadute come i medicinali che le curano e sono messe in vendita ai mercatini rionali per due soldi di comprensione.
Qualunque amore, purché lo sia, dico. Ma l’odio, l’invidia, i sistemi capitalistici e non . Come fare?
Insomma, l’amore lo tollerano, non possono ucciderlo perchè diabolicamente è innato nell’anima, ma possono sabotarlo. Pregiudizi, precetti morali, impedimenti di varia natura e contronatura, sbarramenti fatti di mattoni di differenza, di ceto sociale. E tutto il resto che scaturisce dalla innata umana incertezza. C’est la vie, si dice anche in Italia
Insomma l’amore è tollerato, ma a volte sabotato.


Anche l’amore per la scrittura.
Perché la scrittura molti la praticano, pochi la amano.
Molti la ammirano, la copiano, la inseguono, la adulano, la bramano. E la scrittura è lì. Ci guarda.
E lì che sorride e non si concede, che si lascia andare ma alla fine capisci che non ti si è data mai per intero.
Un amore sabotato. La scrittura non si dà. La scrittura ce l’hai dentro oppure è una chimera irraggiungibile.
Questo un messaggio della Nothomb. Scrittura come l’amore, magari a volte. Come scrivere, a volte. Come.
Nothomb , prima edizione francese 1993. Siamo dei “nostri”, l’autrice belga nata nel 1967, vita in giro per il mondo, una certa opened mind che si ravvisa solo in chi viaggia e sosta in vari geoclimi oppure convive con civiltà diverse.
La storia? una sadica e poetica novelle vague per dire come “amico, ti richiamo senza appello dell’infanzia. E non fare quella faccia”. Nel romanzo breve o romanzo lungo, nel 1972, la imberbe sagace e pungente protagonista assimila per osmosi la sua grande prima verità: a questo mondo nessuno è indispensabile tranne che il nemico.
Quasi plagiando l’assioma freudiano di un essere umano perennemente balia di due pulsioni, Amore e Morte (nello splendido “Il disagio della civiltà”), Giano bifronte che allegramente sparge l’essenziale linfa ai nostri ansimi esistenziali, la bimba amerà la guerra ma si immischierà nell’amore, anche omossessuale, anzi soprattutto, per la bella e scostante coetanea Elena.
La trama è poco, il contenuto è tanto, il resto è giudizo positivo.
Più tardi la protagonista narrante scoprirà non senza una dose di sano cinismo che il comunismo è riassumibile nell’uso sproporzionato e sproporzionante di ventilatori, semplicemente perché manca l’aria condizionata (almeno in Cina quegli anni), anche se poi tutto si respira tranne che libertà priva di condizionamenti.
Ecco, gli occhi della piccola irriverente. Politically correct e molto Barbie postmoderna, ma descritta bene.
Probabilmente non è necessario essere figli di ambasciatori come la pseudo protagonista e sostare tre anni in tenera età nella Pechino comunisteggiante degli anni settanta, per sorseggiare a voraci boccate l’acqua pura e nitida dell’infanzia.
Anche se questa ragazzina sembra più una pre-adolescente raccontata da una trentenne più che disinibita e colta, con uno stile veloce e graffiante e una certa allergia all’ordine precostituito, una certa vivace e controversa diffidante idiosincrasia verso l’altare dei buoni sentimenti borghesemente concupiti e verso i precetti moralisteggianti che in misura più o meno densa affollano la giovane età di centinaia di migliaia di attuali per così dire adulti, cresciuti senza colpa e molti rimorsi. Causa l’educazione non rigorosa ma indirizzata con un senso unico verso i meandri autostradali dell’esistenza. E poi la bimba, oltre a fare la guerreggiante contro i ragazzini di altre razze inseguendo l’infinito, mira ed ammira una coetanea. Un bimba, Elena, che rappresenta, alla fine, l’infelice ma il felice che le donne inseguono, a volte: la perfezione imperfetta della bellezza.
La Nothomb è una Gavalda molto più letteraria, posto che la Gavalda è quell’autrice francese contemporanea da me abbastanza considerata che le sfigate radical chic nostrane insistono a minimalizzare, poiché nella loro pochezza anche essa è irrangiungibile. Per inciso parlo della Gavalda scritrice di racconti brevi, sapidi e significativi, invece degli onanismi noiosi, pseudo-politici e sentimentali delle nostre, tutte prese a criticare maschi e simili, in nome dei calzini lasciati per casa e di una superiorità molto inferiore. La Gavalda in potenza è una Nothomb, ma meno crudele e meno diabolicamente sensuale, in quanto la belga è più fortunata, meno mamma, più ricca per famiglia e quindi  molto più colta, meno intessuta di riferimenti al presente, meno giornalistica e più letteraria, ugualmente femminista, schioppettante, fuoco che cova so/tto la cenere, faville di sentenze senza appello, interrogativi e dissidi metaletterari, voglia di vivere, voglia di esistenzializzare un racconto, insomma, sensuale e interessante.
Facile poi l’altro assioma che l’età adulta non conta, dalla pubertà in poi l’esistenza è solo un epilogo. E lo sfacciato necrologio per l’età che passa non farà che trovare seguito nello sconsolato e sconsolante mondo adulto, volto a bere, a imprigionare la giornata in occupazioni inutili, ad invadere il tempo dei piccoli, ad essere non un sabotaggio, ma uno scostante ed inesorabile naufragio. Ah, l’età. Panfemminismo spalmato ma non incessante, caricato a salve forse, ma sparato con la dose necessaria di umorismo per non essere militanza ideale ma constatazione personale. Ontologicamente il mondo si divide in donne, bambine, e ridicoli con fra le gambe quella cosa grottesca, per la Nothomb. E ovviamente chi ha cose inutili fra le gambe né corre né cammina, ma vegeta.
Nulla da ridire, la democrazia della lettura impone nessuna replica .
“L’universo esiste affinché io esista…il mondo sia era preparato alla mia esistenza per miliardi di anni”….
“La velocità il cui scopo non è guadagnare tempo ma sottrarsi al tempo”….
Insomma, probabilmente non è il romanzo della sua vita, dico in me, della Nothomb . Ma l’attenzione si ravviva, le capacità sono indubbie. Per tutti, basta che non cerchino una storia nel senso tradizionale della parola, ma storie da leggere per poi magari assorbire e raccontare. Come secondo me sono le narrazioni valide. Farò un suo bis, dico ne comprerò un altro, lo leggerò fra cent’anni.
Tanto non è che negli ultimi 20 secoli ci sia stata una voce certa e indiscutibile su: anima e corpo, letteratura e scienza, filosofia o fantasia. Magari nessuno sa se l’amore secondo le belghe girovaghe per necessità sia plausibile, risibile o semplicemente deliziosamente leggibile. Ognuno, sono certo, avrà la sua convinzione. Forse.
In ogni caso, un giorno andrò in Belgio.



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