Ho conosciuto Marco Proietti Mancini per caso. Una recensione commssionata dal sito Mangialibri, a cui saltuariamente collaboro. Il romanzo era da “Da parte di padre”, attualmente fuori commercio e reperibile solo contattando direttamente l’autore. Un testo dal pattern certo tradizionale, nella migliore e longeva tradizione nostrana, ma che Marco Proietti Mancini, romano del 1961, scrittore non di professione ma certo abile artigiano della parola, riesce a rendere meno consueto e stereotipato del solito non indulgendo in retorici crepuscolarismi di maniera oppure in banalizzazioni ricolme di pathos sentimentalistico-elegiaco. Una saga familiare nel senso più alto del termine, certo senza le maestose ed epiche controaffrescature narrative dei dipinti romanzeschi ottocenteschi e nemmeno i vigorosi singulti politico-sociali di variazioni sul tema novecentesche. Ma uno stile calibrato, una delicatezza descrittiva che non annoiano anzi persuadono ad andare avanti. Poiché le vie di internet sono infinite, ho fatto una chiacchierata con Marco, il cui risultato è questa intervista che riporto.
Come nasce e cresce il tuo romanzo?
Nasce da un istinto, una idea singola. Se serve definirla posso chiamarla “ispirazione”. Questo romanzo inizia con una notizia letta su un
giornale locale abruzzese, durante le vacanze del 2007. L’articolo raccontava come durante degli scavi archeologici effettuati sulle alture intorno alla piana di Avezzano fossero stati ritrovati i resti dell’ultimo disperso del terremoto che aveva colpito quelle zone nel 1915. Mio padre è nato esattamente il giorno del terremoto; durante le scosse; anche se dall’altra parte degli appennini, in quella zona del Lazio che si trova al confine, un po’ ciociaria, un po’ Lazio ma già molto abruzzo per clima, per abitudini e cultura. Leggere quella notizia mise in moto una serie di ingranaggi, smosse sedimenti di memoria. Non è stato un processo veloce, semplice. Quasi due anni dopo scrissi un pezzo, un racconto sull’ultimo giorno di vita di quel contadino di cui si erano ritrovati i resti dopo quasi cento anni dalla sua morte. Dentro di me avevo correlato quella morte, causata dal terremoto, ad una nascita avvenuta nello stesso istante, provocata dalla stesso terremoto. Poi, spronato da amici ai quali permettevo di leggere quel che scrivevo, decisi di far diventare questo brano lo spunto per costruire sopra tutta una storia.
Allora tutto quel mondo di memorie che si era mosso si è allineato, in maniera naturale, spontanea. Se dovessi definire il mio lavoro potrei solo dire che io mi sono limitato a dare forma, a mettere ordine in una scatola di ricordi, di cose che sapevo, per averle ascoltate decine, centinaia di volte. Il mio romanzo è la trasposizione scritta di tradizioni tramandate per via orale.
Qualcuno ha detto che il romanzo è la biografia di mio padre, che è la storia della mia famiglia. Non è così. In questo romanzo c’è poco, pochissimo di vero dei miei, c’è moltissimo, c’è tutto il reale che è successo e che poteva succedere e succedeva in quegli anni, in quei posti, a quella gente che ci viveva.
Il brano sul contadino abruzzese è rimasto nel romanzo. Forse è il capitolo meno integrato tra tutti, più di un lettore mi ha chiesto il perchè ci fosse quella ministoria un po’ avulsa all’interno di un romanzo strutturato secondo metriche e tempi precisi. Ecco, questa è la verità, lasciando quel capitolo ho sentito di aver ripagato un debito con la mia “ispirazione”.
A partire da quell’ispirazione, ogni singola parola che compone il romanzo è arrivata da sè; dall’inizio alla fine, i personaggi erano già lì, quelli ispirati a persone realmente esistite o esistenti, quelli totalmente inventati. Una soddisfazione? A Subiaco, dove è ambientata gran parte della storia, chi ha letto il romanzo ha riconosciuto i personaggi “reali”; ma ha riconosciuto in personaggi reali anche quelli che io mi sono inventato di sana pianta. Non importa ciò che è vero, è vero tutto ciò che è verosimile.
Il ruolo della letteratura e della narrativa nell’epoca di Internet
Inizio subito in maniera provocatoria; non credo, perchè non voglio credere, a forme di comunicazione e di supporto che si sostituiscano alla carta stampata. Lavoro su computer, scrivo su computer, ma leggo la letteratura e la narrativa su carta. Questo c’entra poco con Internet propriamente detta, ma è una cosa che mi sta sullo stomaco e non potevo non affermarla. Nulla per me sostituirà mai il fascino del girare pagina con le dita, l’odore della carta che assorbe il nostro odore, che si impregna delle nostre lacrime.
Romantico? Si, ne sono consapevole. Come lo sono del fatto che inevitabilmente, questione di anni, i poteri forti faranno in modo che la carta diventi un supporto troppo di lusso, riusciranno a penalizzare la stampa, pur di far “vincere” tablet e roba simile. Vorrà dire che continuerò a leggermi e rileggermi le pagine strapazzate dei miei vecchi volumi.
Se invece parliamo di internet propriamente detta allora il discorso è diverso ed è molto più esteso. Da un lato l’arcipelago micronesiano di internet ha creato una valanga di stimoli, di scrittori, di narratori più o meno improvvisati. Tutti quelli che avevano delle pagine nel cassetto, con internet le hanno potute condividere. Risultati? Per lo più negativi. Eccesso di offerta, speculazione selvaggia con scuole di “scrittura creativa”, pseudo agenti, studi di consulenza. Tutti che si improvvisano esperti. Tutti che vanno alla Fiera del Libro di Torino e vedono gente, incontrano scrittori, organizzano presentazioni, rappresentano case editrici. Case editrici a pagamento. Dove c’è pastura i pesci accorrono a mangiare, in questo caso i pesci sono per lo più pesci predatori.
Dall’altro lato ancora una volta Internet, per chi ha ed ha saputo avere pazienza, per chi ha saputo selezionare e selezionarsi, ha permesso conoscenze, permette di creare comunità il più delle volte destrutturate e non codificate, amicizie e suggerimenti disinteressati. Grazie ad Internet io ho conosciuto scrittori “veri” che mi hanno aiutato, dato suggerimenti, che mi hanno criticato anche, permettendomi di correggere tanti errori. Rimane vero, su internet come era prima di internet, la regola che quel che veramente vale, se si ha la capacità di attendere e di saperlo valorizzare nel modo giusto, alla fine passa. A costo di doverlo gestire in maniera diversa. Io ho trovato dei miei racconti sparsi su forum, su blog dove non avevo mai messo avuto accesso. Ho trovato recensioni e valutazioni del romanzo su siti ai quali non mi ero mai rivolto. A quel punto ho usato questi casi come forma di pubblicità.
Progetti futuri?
Tanti, la metà di mille più un progetto. Io vivo seguendo la concatenazione logica ispiratrice che un sogno deve diventare una speranza, una speranza va tramutata in un progetto. Magari non va sempre bene, ma basta un sogno che diventa reale per avere la forza di continuare a sognare. Continuo a scrivere racconti; brevi, più lunghi. Comunque, sempre, i miei racconti sono destrutturati e nascono da ispirazioni istantanee. Anche chiamarli racconti è una forzatura; spesso, quasi sempre, nascono da una singola parola, da una frase, da un refrain “cosa mi rimane”; “io credo”; “a me piace una donna”. Questi li “regalo”, li metto sulla mia pagina facebook. Adesso sto cercando di convincere una mia amica, una che fa la scrittrice sul serio e che con lo scrivere ci vive, a realizzare insieme una raccolta delle mie storie e dei suoi pezzi. Se ci riesco ti avviso, promesso.
Se invece parliamo di romanzi, di impegni complessi; allora di progetti ce ne sono tre, precisi. Il seguito di “Da parte di Padre”; richiesto da tanti che hanno letto il primo romanzo e che volevano sapere che cosa succede al protagonista, a tutti gli altri personaggi della storia. Non era in programma, ma visto che io adoro leggere “seriale” non potevo fare la carognata di lasciare in sospeso delle domande. Scritto, finito, già pronto ed in valutazione presso parecchi editori. Altra conseguenza di internet e della crescita esponenziale di scrittori, i tempi di valutazione delle case editrici si sono allungati enormemente. Quindi mi sono affidato ad un agente. Spero di concretizzarlo prima della fine del 2011.
Riguardo agli altri due romanzi; sono a metà, un po’ più un po’ meno. Li porto avanti in parallelo. Sono storie diverse tra loro e non hanno assolutamente nulla a che vedere con “Da parte di Padre” e con il suo seguito. Diversa l’ambientazione, diversa la struttura e la linea ispiratrice. Sono storie molto più minime e meno corali. Nascono da ispirazioni quotidiane. Uno dei due vuol essere un omaggio a Simenon. Però su questi due confesso un peccato di cui non riesco a liberarmi. Il motivo per cui procedo con tanta lentezza nella stesura è che adesso che sono riuscito a pubblicare, ora che in qualche modo ho qualcuno che mi vuole leggere (ed incredibilmente è disposto a pagare per farlo), mi sembra che scrivere senza certezza di pubblicare abbia meno senso. Di questo, sinceramente, mi dispiaccio. A parte questi lavori, fondamentalmente, dato che lo stipendio lo prendo per fare “altro” che scrivere, visto che mi occupo di marketing in una azienda, allora il mio principale progetto è essere a disposizione; finchè posso e finchè mi diverte, basta chiedere ed io faccio. Sono come un juke box, solo che invece di suonare canzoni, io invento storie e le scrivo.

