Paolo Pappatà scrittore suo malgrado e webwriter per necessità, è nato a Roma nel 1970. Da anni sfoga la sua grafomania in alcuni siti con il nickname Baol70(Lankelot.eu, Ciao.it fra gli altri). Nel settembre 2009 è uscita la sua prima raccolta di racconti, "Sconclusioni". Per ora, oltre a scrivere, legge.

Briciole di “Sconclusioni”: CERTI GIORNI

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Buon anno!!Lei ed Irene uscirono correndo dal supermercato, come due ragazzine impertinenti, sotto un cielo che si andava scucendo come una chiusura lampo lisa per l’arrivo inevitabile della sera, con Irene che rideva come una scema e quasi singhiozzava di gioia, una pazza gioia.

Avevano bloccato la fila serale alla cassa per almeno mezzora con l’allarme che suonava a palla. Dietro di loro una schiera di impettiti signori e signore e di giovani mezzi incazzati, sommersi da sbuffi di fretta e gesti impazienti. Un quadro esemplare da dipingere e mandare in visione alla generazioni future come esempio di come non si ci si deve sentire, mai e comunque, con o senza fila davanti alla cassa di un supermercato.

–Ah ah… non ci volevano fare uscire, eh, proprio non ci volevano fare uscire… ah ah.

–Merda Irene, prima o poi ci beccano, vedrai, prima o poi ci beccano e dio mio, che figura…cosa hai rubato stavolta?

–Boh non so…aspetta mi pare una cioccolata… Fece per frugarsi dentro i calzoni larghi di velluto. Alice si vergognava come una ladra. Lei che non rideva mai si guardò intorno con aria circospetta in quella via laterale al corso principale. Irene terminò di frugarsi fin dentro le budella.

–Ah no ecco, ho preso questo…

Ora Irene brandiva in mano uno spazzolino da denti.

Alice, lei che non rideva mai o che forse non rideva più pensò che si stava facendo sempre più tardi e quella sera andava a cena dai suoi.

 Sembravano quasi due amiche. Due ragazze già scavate e vomitate dalla vita che comunque vivono. O cercano.

Di vivere, ovvio.

Al di là del vomito che comunque, e oltre il comunque, fa parte del ciclo vitale.

Non avevano niente in comune ed era meglio così.

Una, Irene, mora e bella, con sempre qualcosa addosso tale da attirare l’attenzione giusta, tanto da non avere tempo per tutti gli uomini che impazzivano dietro a lei ed ai suoi vestiti grunge anche se ascoltava languidamente malinconici e ritriti autori di pop melodico italiano. L’altra, Alice, biondiccia e distratta, che non rideva mai. Non curata, messa in giro per il mondo quasi per distrazione, così sembravano dire i suoi occhi e i suoi capelli. Con la vocazione di pittrice e il futuro da segretaria in uno studio di avvocati. Meglio non pensarci, meglio.

–Uno spazzolino… non potevi chiedermelo, che te ne prestavo uno io. Dio, Irene, ma possibile che ogni negozio è la stessa storia?

Irene la guarda. Con quei suoi occhietti chiari e vispi, con quelle rughe che le allungano gli occhi. Con quella faccia di una che quando fa l’amore, scopa con soddisfazione. E la sua sciarpa tzigana che si distende fin quasi i piedi, sciolta e libera. Alice pensò che non si vedevano da quasi più di una settimana. Irene per quello o quest’altro motivo era sparita. Come spesso faceva.

Cosa faceva?

Non le chiese nulla, a che serviva?

Tanto la strada per tornare a casa era sempre la stessa, con o senza Irene.

Con.

Senza.

Ora Irene finalmente aveva finito di sghignazzare e brandiva fiera il suo spazzolino rubato come un guerriero antico la sua spada dopo un combattimento vittorioso.

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Da leggere ascoltando: http://www.youtube.com/watch?v=lccCMXCok0c

O anche:  http://www.youtube.com/watch?v=cONgkg52mBc



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