Eccolo il faccia libro. Volgarmente chiamato social network, in realtà il vero nostro e loro Grande Fratello. Come resistergli non si sa. Puoi essere protagonista,puoi andare su una homepage ed essere cliccato con “mi piace”. Ed ormai gli articoli di giornale sulla politica debbono citare i post o i non post sul social network. E i magistrati devono disporre indagini sui profili per venire a capo di omicidi dalla trama oscura. Non serve fatica, non devi azzerare i debiti della società per cui lavori, non devi essere bello, non devi fare il bruto. Eppure. Tutti contro questa piattaforma-chat che ha “sconvolto” i più. Si urla che non è libera, ed appiattisce. a me appiattisce di più il fatto che non posso scegliere come e dove lavorare 40 ore alla settimana, sinceramente, visto che mi costringono a fare ciò che non voglio e dovo pur campare. Che sia una perdita di tempo è probabile. Che non potrà cambiare i mali del mondo è quasi certo. Che sia inutile ho i miei dubbi. Del fatto che sia un male e peraltro virtuale dissento, con forza. Sinceramente per appurare i limiti indicibili della razza umana mi basta vedere come parcheggiano sotto casa. E se su Facebook trovo (analogamente) le stesse follie non me ne faccio un crucio, ma mi domando se davvero il virtuale è così diverso dal reale. Solo che gli italioti sono provincialotti, spaesati. Utilizzano uno strumento e continuano a denunciare che ne sono usati. Basta non accedere al sito, bisogna digitare una password, come si dice, è atto consenziente. Se poi qualcuno ci trova della abnormità e ci casca (vedi qui), beh, fate vobis. Un poco di sale in zucca, un poco di intelligenza e sparare a zero per poi non proporre niente di meglio è male. Immaginatevi Facebook come una enorme piazza senza traffico, come ad un tempo. Piena di gente. Voi pensate che sia così male? sta a voi cercarvi l’amico giusto, la chiacchiera interessante. Magari nell’intera piazza c’è solo una persona, forse due interessanti. Ebbene, c’est la vie. all’inizio di Gennaio leggevo per esempio su Repubblica che dceine di professori e critici letterari si lamentavano della critica libresca autogestita sui social network. Dovrebbero interrogarsi invece sulla loro distanza dalla gente, invece. Oramai, nell’epoca dell’adsl, none esistono dettami inconfutabili ma solo la propria personale intelligenza e sensibilità.
Sono un convinto ed entusiasta sostenitore di Internet e di Facebook. A volte mi stanco e d allora non mi connetto. Punto. Che poi in giro ci siano idioti ed idiozie, basta andare alla posta e fare la fila prr pagare una bolletta, per rendersene conto.


