Paolo Pappatà scrittore suo malgrado e webwriter per necessità, è nato a Roma nel 1970. Da anni sfoga la sua grafomania in alcuni siti con il nickname Baol70(Lankelot.eu, Ciao.it fra gli altri). Nel settembre 2009 è uscita la sua prima raccolta di racconti, "Sconclusioni". Per ora, oltre a scrivere, legge.

Tutti contro Facebook

.........................................................

Eccolo il faccia libro. Volgarmente chiamato social network, in realtà il vero nostro e loro Grande Fratello. Come resistergli non si sa. Puoi essere protagonista,puoi andare su una homepage ed essere cliccato con “mi piace”.  Ed ormai gli articoli di giornale sulla politica debbono citare i post o i non post sul social network. E i magistrati devono disporre indagini sui profili per venire a capo di omicidi dalla trama oscura. Non serve fatica, non devi azzerare i debiti della società per cui lavori, non devi essere bello, non devi fare il bruto. Eppure. Tutti contro questa piattaforma-chat che ha “sconvolto” i più. Si urla che non è libera, ed appiattisce. a me appiattisce di più il fatto che non posso scegliere come e dove lavorare 40 ore alla settimana, sinceramente, visto che mi costringono a fare ciò che non voglio e dovo pur campare. Che sia una perdita di tempo è probabile. Che non potrà cambiare i mali del mondo è quasi certo. Che sia inutile ho i miei dubbi. Del fatto  che sia un male e peraltro virtuale dissento, con forza.  Sinceramente per appurare i limiti indicibili della razza umana mi basta vedere come parcheggiano sotto casa. E se su Facebook trovo (analogamente) le stesse follie non me ne faccio un crucio, ma mi domando se davvero il virtuale è così diverso dal reale. Solo che gli italioti sono provincialotti, spaesati. Utilizzano uno strumento e continuano a  denunciare che ne sono usati. Basta non accedere al sito, bisogna digitare una password, come si dice, è atto consenziente. Se poi qualcuno ci trova della abnormità e ci casca (vedi qui), beh, fate vobis. Un poco di sale in zucca, un poco di intelligenza e sparare a zero per poi non proporre niente di meglio è male. Immaginatevi Facebook come una enorme piazza senza traffico, come ad un tempo. Piena di gente. Voi pensate che sia così male? sta a voi cercarvi l’amico giusto, la chiacchiera interessante. Magari nell’intera piazza c’è solo una persona, forse due interessanti. Ebbene, c’est la vie. all’inizio di Gennaio leggevo per esempio su Repubblica che dceine di professori e critici letterari si lamentavano della critica libresca autogestita sui social network. Dovrebbero interrogarsi invece sulla loro distanza dalla gente, invece. Oramai, nell’epoca dell’adsl, none esistono dettami inconfutabili ma solo la propria personale intelligenza e sensibilità.

Sono un convinto ed entusiasta sostenitore di Internet e di Facebook. A volte mi stanco e d allora non mi connetto. Punto. Che poi in giro ci siano idioti ed idiozie, basta andare alla posta e fare la fila prr pagare una bolletta, per rendersene conto.

Continue Reading

La guerra intelligente, ovvero “L’arte del piano B” (Gianfranco Franchi)

.........................................................

su ibs

Intenso, amaro, malinconico. A volte cupo, dalle tinte vigorose e dark, tipo Joy Division, gruppo amato dall’autore. Coinvolgente certo, spesso condivisibile, terribilmente attuale, online. Il nuovo libro dello scrittore e letterato romano-triestino Gianfranco Franchi, conosciuto anche come Lankelot sul web, è una lucida analisi di atteggiamenti, modi e mood contemporanei, rigorosa e anti minimalista, urlata ma con classe, senza disperazione ma disperata, accorata se volete. Sono pagine che trasudano una sofferenza, anche se rinvigorita da speranza e lucida analisi e capace dialettica.
Sorprende l’intensità, fanno sorridere le variazioni improvvise sul tema, aprono gli occhi alcune illuminanti considerazioni apodittiche, cui non è possibile ribattere perchè sono inconfutabili.
Dopo tre romanzi ed un saggio sulla rock band  dai Radioheads, il quinto volume in prosa di Franchi dunque va a suggellare un percorso intellettuale e artistico, fungendo da prologo ed epilogo ad idee più volte enunciate non solo in versione cartacea.

Torna dunque quel che già si presagiva in romanzi del tutto anticonvenzionali come “Pagano”.  Tutto assume una conformazione più netta e lucida, un piano strategico fatto di impressionismi che lasciano il segno. Perchè Franchi dice quello che c’è da dire e tutto ciò che può essere detto è possibile, se ci sono parole per spiegarlo coerentemente, perlomeno a mio parere. Certo non sono convinto che il male dei mali sia solo vedere film ancorati alla sterile analisi dei fatti di  vetero comunisti postmoderni, un socialismo radical-chic da svendere al mercato delle idee usate. Anche se certamente la cultura italiana è stata ammorbata dalla retorica sinistroide che per decenni ha cercato l’omologazione a stereotipi stantii eliminando la dialettica, la differenza, l’intellgenza critica. Su questo Franchi ha ragione. Detesto gli estremismi di ogni sorta. La crescita sta nel giusto mezzo e le vere rivoluzioni sono quelle a metà, perché nel mezzo si distanziano gli eccessi e le storture. Insomma un libro che fa soffrire, più indignare, ci mette alla gogna, giudica gli altri ma poi gli altri siamo noi. Occorre documentarsi, pianificare, essere sintetici, segreti, distanti. Un piano B, un dettame per sopravvivere al festival di Sanremo, alla politica degli slogan, all’editoria di massa concupita ed ignorante, al volgare deterioramento di qualunque ideale o banale punto fisso, al disfacimento globale della società occidentalmente intesa oramai in costante balia di oscuri meccanismi finanziari di cui si conosce solo la fine, mai l’inizio. L’alternativa insomma non è essere alternativi da palcoscenico o ricopiando miti smitizzati, ma affrontare il presente per avere un futuro che non scordi il passato. Facile  dirlo. Anzi, per niente facile, se ci pensate. Basta essere continui, se non proprio coerenti. 

Continue Reading

Meglio leggere un libro

.........................................................

Fare delle analisi, si sa, mira ad esssere obiettivi, a rendere conto di un risultato che sia il più oggettivo possibile. Ma non mi interessa. Magari sarò parziale, elitario qualcuno dice, ma che me ne fotte. Per l’ennesima volta ho avuto la conferma dello stato abietto in cui si trova l’Italia ed in particolare il senso critico, la cultura intesa in senso lato, ovvero la capacità di filtare, ragionare, avere un minimo di coscienza e personalità e non apparire solo pecora. Per l’ennesima. La disinformazione totale mette i brividi. Sta crollando Pompei, vale a dire un reperto archeologico che ha duemila anni o quasi, nessuno denuncia alla corte dei Conti i responsabili di fantomatici Ministeri a Monza mai in funzione ma con tanto di inaugurazione, il processo Mills va in prescrizone. ma noi andiamo in libreria a comprare Bruno Vespa e ci sorbiamo treni regionali in decomposizione e, last but not least, le scenate indegne delle corporazioni.

Lasciamo perdere ciò che leggo su Facebook.  È fenomeno di massa, ciascuno lo usa come meglio crede, a volte denota solo un senso di solitudine e disperazione estremo se ciascuno necessita di informarci in quale via di Roma sia oppure se sta stirando o cambiando il pannolino al figlio. Diventa cioé legge la metafora di Andy Warhol, o chi per lui, uno che sapeva stare al centro dell’attenzione al di là di giudizi estetici, cui si attribuisce la frase “Prima o poi tutti hanno il loro quarto d’ora di notorietà” che adesso invece è molto più rapida e meno efficace, bastano un centinaio di click, visibilità praecox, un solo orgasmo e poi via, alla prossima condivisione.

Mi riferisco ad altro. All’enorme impatto massmediatico del drammatico ed increscioso disastro successo sulle coste dell’isola del Giglio lo scorso 13 gennaio, che ha dato vita ad una pazza ricerca di colpevoli e innocenti, cercando di colmare il disperato bisogno di icone, eroi e emblemi del male di cui ciascuno ha bisogno. E allora si mette alla gogna Schettino (vedremo poi se sarà e quanto colevole) si raccontano le storie eroiche e commoventi di un naufragio e ci si dimentica del resto, per esempio dell’assurdità e del fanatismo fatto di interessi economici che anima alcune caste made in Italy. Il male, ragazzi, è strutturale, non contigente. Perché la casta non è solo la politica, anzi. La politica semplicemente intrallazza favorendo questa o quella corporazione italiota. Pensateci un attimo. Il governo  attuale, retto della professor Monti e che a me non piace ma devo digerire, liberalizza l’apertura delle farmacie, aumenta la possibilità di aprirle, elimina o attenua l’importanza di ordini professionali (caste vere e proprie) come quello degli avvocati ed elimina le restrizioni sulle tariffe. E farmacisti e avvocati che fanno? indicono uno SCIOPERO. Come gli operai della Fiat vicini al licenziamento, come tutti quelli che stanno perdendo il lavoro oppure chiudono l’azienda strangolati da debiti, Equitalia o strozzini. Come quei due pugliesi morti da poco sulla spiaggia, indigenti. Caste. Come quello dell’editoria italiana (il mio amico Gianfranco Franchi ne sa di più, come dirò poi parlando del suo libro “L’arte del piano B” ). Come quello della critica letteraria internazionale di destra o di sinistra, che una decina di giorni fa si alimentava di egocentrismo e lamentava su Repubblica del fatto che nessuno li legge più e non incarnano più nulla se non sé stessi per colpa dei blogger che mettono in rete recensioni fai da te senza ordine o logica. Ma se la gente li legge, un motivo ci sarà, miei cari pennivendoli. vi siete venduti l’anima e poi vi lamentate che la gente preferisce il fai da te? Incredibile, degno di Kafka. Che peraltro fra i tanti fu lungimirante. Ha scritto l’emblema del senso di colpa che ci attenaglia (“Il processo”), su quando l’apparire trionfa sull’essere (“La metamorfosi”) e su come la burocrazia ci strangola (“Il castello”). Lungimirante molto più di pseudo socialisti piccolo borghesi, ha annunciato profezie quantomeno veritiere all’inizio del Novecento.

Ecco. Kafka. Uno scrittore, come molti altri. Meglio leggere un libro. nessuna indifferenza o qualunquismo, ma voglia di conoscere e capire.

Continue Reading